La storia di Pierfrancesco

Un guerriero chiamato papà Pierfrancesco.

Questa è la sua storia, quella di un guerriero fiero di essere il papà di Vittorio di 9 anni e di Nicolò, che ne ha compiuti 7. Pierfrancesco è un papà in prima linea, presente, affettuoso. Un guerriero forte e sensibile, orgoglioso dei suoi due bambini. Meravigliosi e pieni di energia come il loro papà.

“Ci siamo accorti che qualcosa non andava in Nicolò quando aveva 6 mesi. Aveva difficoltà a mantenere dritta la testolina e tra le altre cose non gattonava. Avendo avuto pochi anni prima Vittorio, abbiamo intuito che c’era qualcosa che non quadrava. Da quel momento è iniziata una via crucis tra medici, pediatri e specialisti. Fino ad arrivare ad una indagine genetica che dopo 30 lunghissimi giorni ha emesso una sentenza: SMA di tipo 1.”

Ma Pierfrancesco, il guerriero, sa di avere una famiglia piena di energia. Una famiglia con cui capisce presto che la vita continua, perché la vita è un esperienza meravigliosa.

Che va vissuta sempre e comunque. Così si attiva perché tutto possa andare avanti, nel rapporto fra lui e la moglie e soprattutto nei confronti dei figli per assicurare a ognuno di loro pari opportunità.

“Non ho mai pensato che Nicolò potesse avere delle opportunità diverse rispetto a Vittorio. So che la sua vita sarà più difficile e complicata, ma so anche che Nicolò troverà la sua strada”

afferma con emozionata decisione Pierfrancesco.

Pierfrancesco è un papà che ha ben chiaro cosa Nicolò vuole da lui.

“Da me cerca pochi abbracci e pochi baci. Nicolò vuole fatti. A volte ci rimango male perché ho la sensazione che mi tratti male. A differenza del rapporto simbiotico che ha con la madre. Quando vede la mamma vede l’amore. Loro sono follemente innamorati. “

Ma Pierfrancesco ha accettato il suo ruolo di “braccio armato” di Nicolò.

La storia di Pierfrancesco-1

 

“Con me c’è la parte pratica, la parte operativa. Noi facciamo le cose spericolate. Con me si deve fare terapia, con me si può giocare. Con me forse c’è quella parte di mondo di cui ha grande bisogno. E probabilmente la manifesta con più durezza. Il nostro rapporto è un rapporto diretto. Non ce le mandiamo a dire. Ce le buttiamo lì sul tavolo senza farci troppi complimenti.”

Pierfrancesco è un papà sempre molto presente, anche quel giorno quando Nicolò in un supermercato si scagliò con la sedia a rotelle contro una piramide di barrette di cioccolato per un capriccio e lui, dopo aver urlato “non vi preoccupate pago tutto io”, si chinò sul cumulo informe di barrette e cominciò a ricostruire la piramide, perché Pierfrancesco è nato per ricostruire le cose anche quando sembra che sia impossibile.

Pierfrancesco è un papà guerriero ma che si emoziona, come quando alla prima recita della scuola ha visto la manina di Nicolò diventare una stellina che si muoveva in mezzo a tante altre stelline: la sua era la più luminosa, la più grande.

Un papà guerriero che ha anche paura, come quando a causa di una polmonite ha dovuto  correre con il cuore in gola da Napoli a Roma, dove lo aspettavano i medici per salvare il suo Nicolò.

Oggi Pierfrancesco ha un po’ meno paura anche grazie al NeMO, perché come dice lui:

NeMO è un posto che se me ne avessero parlato prima della nascita di Nicolò non lo avrei capito. Oggi è un po’ la nostra seconda casa. Qui troviamo famiglie e bambini che col tempo sono diventati amici dei miei figli. Al NeMO c’è la dott.ssa Pane, c’è Mercuri, c’è Roberto (ndr. TPNEE), c’è il giornalaio, ci sono persone che oramai fanno parte della nostra vita.”

La storia di Pierfrancesco-2
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