Nemo-Message Banking

#unaparolapernemo continua: il progetto di Message Banking

Sei proprio tu John Wayne?

Francamente me ne infischio.

No, io sono tuo padre!

Potrebbe esser peggio… potrebbe piovere.

Impossibile negarlo: appena ognuno di noi legge la famosa battuta di R. Lee Ermey in Full Metal Jacket o le altre frasi, lo fa nella propria testa o declamandolo a gran voce, con la stessa intonazione che attori e doppiatori hanno dato a quelle battute di film ormai famosissime.

Tutto normale: com’è noto, la voce umana è modulabile, sfaccettata e sempre diversa proprio perché comprende una quantità davvero sconfinata di timbri, intonazioni e inflessioni. Con il suo colore (e calore) ci caratterizza, rendendo noi (e i personaggi dei film) unici e riconoscibili anche tra mille altri suoni.

Ma cosa succederebbe se le frasi appena citate fossero pronunciate da persone che parlano con una voce piatta, fredda e sempre simile a sé? Il risultato non creerebbe quell’empatia tanto attesa nella fruizione di un film e nella vita di tutti i giorni. Purtroppo, però, in questo caso Dart Fener non c’entra nulla.

Come ci si riappropria della voce?

Purtroppo il motivo per cui alcune persone si trovano costrette a parlare in modo monocorde è dovuto a patologie neuromuscolari degenerative che hanno “rubato” loro la voce: come succede nel caso della SLA, la progressiva paralisi dei muscoli volontari di chi ne è affetto, può portare nel tempo anche all’alterazione dell’articolazione della parola, della qualità del timbro vocale e dell’intensità del tono.

E così un’attività tanto semplice e naturale, qual è quella della parola, è causa di uno sforzo incalcolabile, cui solo uno strumento elettronico dedicato alla comunicazione aumentativa alternativa (CAA) può fare fronte. Un supporto indispensabile, certo, ma che appiattisce le mille sfumature della voce, fino a ad annullarle nel grigiore di un prodotto del tutto asettico o, come dice Francesco, “impersonale e metallico”.

Ma è proprio da Francesco (e dai tanti pazienti che, come lui, sperano di riappropriarsi di una voce il più naturale possibile) che parte la sfida: “Ho sempre pensato – sostiene il primo, parlando da casa con l’uso di un sintetizzatore vocale – che grazie alla tecnologia sarebbe stato possibile educare il computer a parlare con una voce vera”. Già, la tecnologia: chi meglio di lei può perfezionare un suo simile per rendere un servizio all’uomo?

Nemo-Message Banking-1

Il “NeMO-Message Banking”

Noi di NeMO ci proviamo con il progetto di voice banking che, grazie all’uso dell’app NeMO-MY VOICE, consente ai donatori di registrare una semplice parola e farla entrare in una banca dati da usare in ogni momento. Ma vogliamo andare oltre: NeMO-Message Banking non è solo un deposito di parole, ma un vero e proprio archivio a uso del paziente che, tramite un apposito software, contiene intere frasi e messaggi di senso compiuto.

Immaginate, insomma, un grande ricettario in cui al posto di ingredienti e dosi per prelibati manicaretti ci sono interi periodi composti di soggetti, predicati verbali e subordinate per iniziare a cucinare un vero e proprio dialogo. Ma come in cucina ognuno ha i suoi gusti, così anche nella vita di tutti i giorni ciascuna persona parla con una certa inflessione, utilizzando specifici modi di dire o approfondendo determinati temi: per questo abbiamo pensato di suddividere i messaggi per categorie, oltre che di dare ad ogni persona la possibilità di integrare quelle che abbiamo ideato con richieste particolari legate alla sua quotidianità.

I doppiatori per NeMO

Ma chi sono i principali protagonisti dell’intero progetto? Da una parte ci siamo noi di NeMO, che mettiamo a disposizione un team di professionisti degli ambiti sanitario e informatico per aiutare operatori, pazienti e caregiver in ogni fase del progetto.

Dall’altra parte ci sono i donatori che, su base volontaria, restituiscono la voce alle persone a cui è stata tolta dalla malattia: si tratta dei doppiatori professionisti, chiamati a raccolta dalla sensibilità dall’impegno di Pino Insegno, la cui voce è diventata famosa e riconoscibile grazie al lavoro svolto sul grande schermo e in radio.

Chissà se Francesco intende proprio questo quando parla di tecnologia. Di certo il nostro impegno è quello di lavorare ogni giorno per ridare la possibilità di comunicare con una voce “vera”, per usare ancora le sue parole, a chi questa opportunità è stata tolta dalla malattia.

Anche tu puoi essere parte di questo progetto. Con una piccola donazione puoi sostenere lo sviluppo del software per l’utilizzo dei messaggi vocali e ridare così la voce a chi l’ha persa.

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