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Perché un counselor in reparto

Agire da counselor significa credere nelle potenzialità e nelle capacità dell’altro.

Il Counselor è la figura che mette insieme atteggiamenti, abilità, tecniche e strumenti per stare in relazione con un’altra persona, “aiutandola ad aiutarsi”.

Agire da counselor significa credere nelle potenzialità e nelle capacità dell’altro.

Significa fare in modo che anche l’altro le veda, ci creda e le lasci emergere.

Anche nel team multidisciplinare di NeMO è presente da quasi due anni la figura del counselor.

Per essere precisi, Simona è il “Peer Counselor” del Centro Clinico NeMO di Milano. Una professionista con una malattia neuromuscolare.

Simona ha la particolarità di rappresentare, nel suo “modo di essere”, un’esperienza di vita vicina a quella dei pazienti. Nel percorso di counseling con un proprio pari, ogni paziente può rispecchiarsi, trovare empatia. Così come comprensione e vicinanza. Riscoprendo e valorizzando risorse e potenzialità.

Il peer counselor favorisce questo tipo di pensiero:

“Mi rispecchio nell’altro, mi riconosco e ciò che vedo mi dà energia positiva”.

Simona, nello specifico, è un Counselor Gestalt ad approccio integrato. Ciò significa che nella relazione con i pazienti mette in primo piano l’ascolto e la condivisione. E lo fa utilizzando le tecniche artistiche ed espressive, per migliorare la consapevolezza corporea, orientare l’attenzione alle risorse, distogliendola dal problema. La sensazione di “piacere” e “benessere” viene risvegliata e stimolata alla ricerca delle proprie strategie di problem solving.

Il peer counselor a NeMO accoglie prima di tutto il paziente e la famiglia nel momento di accesso al ricovero. Presenta loro i servizi del reparto e le figure professionali con le quali potranno entrare in contatto. Racconta dunque le caratteristiche del modello di cura e presa in carico di NeMO.

In questo modo accoglie e contiene i vissuti emotivi legati all’esperienza del ricovero.

Ma il peer counselor è una figura costante. Una figura presente che accompagna il paziente durante tutto il suo periodo di ricovero.

Simona lavora con il team dell’Area psicologica di NeMO.

Perché un counselor in reparto-1

Simona negli incontri individuali, si concentra sulla sviluppo della consapevolezza e sulla percezione corporea.

Una consapevolezza che arriva attraverso la musica, il canto, la visualizzazione guidata, il movimento consapevole, la danza terapia. Scopo di questi incontri è quello di far vivere momenti di benessere e consapevolezza, trasferendo il valore di sé e del proprio corpo, anche se non più autosufficiente.

Spesso gli incontri individuali hanno lo scopo di lavorare su obiettivi specifici, quali ad esempio: l’autonomia, l’autodeterminazione, l’immagine e la stima di sé in una situazione di disabilità, l’accettazione della dipendenza fisica, la relazione efficace con i caregivers.

In alcune occasioni, l’attività di counseling affianca anche i pazienti nell’avvicinamento e nell’accettazione della carrozzina, del sollevatore o di altri ausili utili all’autonomia e alla qualità della vita, oppure nell’adattamento ai presidi di ventilazione non invasiva.

Infine, una parte del lavoro del Counselor a NeMO consiste nel formare e coordinare i volontari di reparto: preziosa opportunità di ascolto dei bisogni dei pazienti.

A NeMO si sta “toccando con mano” come il Peer Counselor sia l’espressione concreta di un modo nuovo di accogliere il paziente e di accompagnarlo nel suo percorso di cura, valorizzando le sue risorse e dando spazio all’ascolto dei limiti che la malattia crea.

Infine, una parte del lavoro del Counselor a NeMO consiste nel formare e coordinare i volontari di reparto: preziosa opportunità di ascolto dei bisogni dei pazienti.
A NeMO si sta “toccando con mano” come il Peer Counselor sia l’espressione concreta di un modo nuovo di accogliere il paziente e di accompagnarlo nel suo percorso di cura, valorizzando le sue risorse e dando spazio all’ascolto dei limiti che la malattia crea.

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